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La cultura non è un lusso, è una necessità.

Herbert Marcuse e la critica al capitalismo

Pubblicato su 12 Dicembre 2011 da Desirée Nocentini in STORIA & FILOSOFIA

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Il pensiero di Herbert Marcuse (1898-1979) è stato un punto di riferimento essenziale nel panorama culturale degli anni ‘60 e nei movimenti studenteschi del ‘68, prima nelle Università statunitensi e poi in quelle europee. In Eros e civiltà (1955) Marcuse affronta il tema del rapporto tra individuo e società e descrive la società capitalistica come un sistema che limita l’individualità. Partendo dagli studi di Freud sulla repressione degli istinti, uniti a una teoria critica della società, Marcuse mostra come il capitalismo soffochi la creatività del singolo allo scopo di integrare gli individui nei sistemi di regole dominanti all’interno della società, razionalizzando le prestazioni lavorative e, più in generale, le abitudini quotidiane. Per risolvere questo problema, Marcuse propone una rivalutazione dell’Eros sul Logos, riconoscendo alla sfera dei desideri la supremazia sulla sfera razionale assunta dall’occidente come propria base culturale. A tale scopo è necessario sfruttare la dimensione estetica e artistica dell’esistenza come antidoto alla società capitalistica che si impone sul singolo non con la violenza, ma attraverso quella che egli chiama tolleranza repressiva.

Ne L’uomo a una dimensione (1964) Marcuse accusa il capitalismo di impedire l’esercizio di un uso critico della ragione riducendo appunto l’uomo a una dimensione: la dimensione scelta dalla società dei consumi. La liberazione dal capitalismo non è più nelle mani del comunismo e della classe operaia, ormai integrata nel sistema, ma è affidata da Marcuse ai popoli del Terzo Mondo e alle minoranze, con l’aiuto di giovani intellettuali in grado di creare una cultura critica della società e del suo uso della tecnologia per fini politici. “Il fatto bruto che il potere fisico della macchina supera quello dell’individuo e di ogni gruppo particolare di individui fa della macchina il più efficace degli strumenti politici di ogni società la cui organizzazione si basi sulla produzione per mezzo di macchine.” Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione. Lo sviluppo tecnico-scientifico non serve solo ad accrescere i profitti, ma anche a manipolare i bisogni della popolazione per prevenire ogni forma di opposizione e conservare lo status quo. Attraverso i più svariati mezzi di comunicazione, il capitalismo persuade gli individui a ritenere essenziali beni del tutto secondari e proprio per questa sua caratteristica, Marcuse chiama questo sistema società dello spreco.

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v_m_x_ 10/19/2011 15:07


Finalmente qualcuno che parla di Marcuse...